Fatica e corsa.


La percezione di fatica: condizione fisica o mentale?

Nella corsa di resistenza ci si chiede spesso quali sono i fattori che ci permettono di resistere più a lungo e superare quel limite in cui sembra non esserci altra soluzione che fermarsi.
Il professore Samuele Marcora dell’Università di Kent ha condotto ricerca innovativa che sfida le idee tradizionali sulla fatica muscolare.
In questa ricerca mette in evidenza come il principale limite della nostra resistenza alla fatica risiede nel cervello e non nei muscoli.
Nella visione tradizionale, si considera che l’atleta arresta la sua corsa a causa di una carenza di ossigeno nei muscoli che si sovraccaricano di acido lattico, “avvelenandosi” e risultando più deboli.
Durante il corso degli anni, la ricerca ha dimostrato che l’importanza dell’acido lattico è secondario all’importanza che il pensiero ha in questo processo.
E’ certamente vero che durante l’esercizio fisico il muscolo si affatica, soprattutto in condizioni di caldo ambientale. Tuttavia in diversi studi si è visto che spesso gli atleti si fermano perché sono convinti di “non portar continuare”, indipendentemente dai valori fisiologici che dimostravano che l’atleta aveva ancora riserve di energie fisiche disponibili.
Attualmente si hanno delle evidenze scientifiche che dimostrano che le prestazioni di resistenza sono limitate da fattori psicologici, piuttosto che da meccanismi fisiologici.
Questa è una scoperta importante che è stata ampliata da un interessante corpo di ricerca che studia la fatica mentale. Questi studi utilizzavano computer o compiti di lettura che richiedevano uno sforzo cognitivo per indurre l’affaticamento mentale negli atleti prima di diversi tipi di esercizi.
Gli atleti sottopostosti ad esercizi fisici, post affaticamento mentale, sono stati comparati con gruppi di controllo.
Da queste ricerche sono emerse dei dati interessanti circa la prestazioni fisiche dei soggetti coinvolti:
• L’affaticamento mentale diminuiva il tempo necessario all’esaurimento di circa 2 minuti (calo del 16% delle prestazioni);
• Gli atleti hanno pedalato all’80% della potenza massima per 12:34 (12 minuti e 34 secondi) nelle condizioni di controllo ma solo 10:40 quando affaticati mentalmente;
• L’affaticamento mentale diminuiva la potenza durante due turni di autoapprendimento di 10 minuti. Quando affaticati mentalmente, gli atleti producevano meno del 17,5% di potenza quando pedalavano a un ritmo abbastanza leggero e l’8% in meno di potenza a un ritmo duro;
• L’affaticamento mentale diminuiva il tempo di esaurimento in una contrazione sub massimale degli estensori del ginocchio di una media di 36 secondi (diminuzione del 13% delle prestazioni). Gli atleti sono stati in grado di mantenere la contrazione per 4:26 nelle condizioni di controllo ma solo 3:50 quando affaticati mentalmente;
• Un compito di lettura difficile ha compromesso le prestazioni della prova a cronometro di 5 km in media del 5,5% (1 minuto e 18 secondi). In media, gli atleti hanno impiegato 23:06 per eseguire 5 km nella condizione di controllo, rispetto a 24:24 nella condizione di difficoltà di lettura.

Nel complesso è abbastanza chiaro che essere mentalmente affaticati è dannoso per diversi tipi di prestazioni fisiche.

Da queste evidenze scientifiche possiamo concludere che il lavoro sulla gestione delle energie mentali e sulle convizioni di efficacia in condizioni di fatica è un allenamento fondamentale per ogni runners che vuole migliorare le proprie performance fisiche. Questo tipo di allenamento rientra nell’ambito di intervento delle psicologo sportivo che con training specifici supporta gli atleti nella gestione mentale delle condizioni di fatica, permettendo agli atleti di non fermarsi prima del reale esaurimento dell’energia a disposizione.

Gladys Bounous

Bibliografia:

• Morales-Alamo et al; What limits performance during whole body incremental exercise to exhaustion in humans? Journal of Physiology 2015; 593(20), 4631-4648.
• Marcora, Staiano; The limit to exercise tolerance in humans: mind over muscle?European Journal of Applied Physiology 2010; 109 (4): 763-70
• Marcora et al; Mental fatigue impairs physical performance in humans. Journal of applied physiology 2009; 106(3), 857-864.
• Blanchfield et al; Talking yourself out of exhaustion: the effects of self-talk on endurance performance. Medicine & Science in Sports & Exercise; 46(5), 998-1007.
• Brownsberger et al. (2013). Impact of mental fatigue on self-paced exercise. Int. J. Sports Med. 34(12), pp.1029-36.
• Pageaux et al. (2013). Prolonged mental exertion does not alter neuromuscular function of the knee extensors. Med. Sci. Sports Exerc. 45(12), pp. 2254-64.
• Pageaux et al. (2014). Response inhibition impairs subsequent self-paced endurance performance. Eur. J. Appl. Physiol. 114(5), pp. 1095-105.
• Mosso (1891). La Fatica. Treves. Milano, Italy.