{"id":14824,"date":"2018-05-28T16:23:47","date_gmt":"2018-05-28T14:23:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.runitalia.com\/?page_id=14824"},"modified":"2018-05-28T16:32:42","modified_gmt":"2018-05-28T14:32:42","slug":"fatica-e-corsa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.runitalia.com\/index.php\/fatica-e-corsa\/","title":{"rendered":"Fatica e corsa."},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;14826&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;14835&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]La percezione di fatica: condizione fisica o mentale?<\/p>\n<p>Nella corsa di resistenza ci si chiede spesso quali sono i fattori che ci permettono di resistere pi\u00f9 a lungo e superare quel limite in cui sembra non esserci altra soluzione che fermarsi.<br \/>\nIl professore Samuele Marcora dell&#8217;Universit\u00e0 di Kent ha condotto ricerca innovativa che sfida le idee tradizionali sulla fatica muscolare.<br \/>\nIn questa ricerca mette in evidenza come il principale limite della nostra resistenza alla fatica risiede nel cervello e non nei muscoli.<br \/>\nNella visione tradizionale, si considera che l\u2019atleta arresta la sua corsa a causa di una carenza di ossigeno nei muscoli che si sovraccaricano di acido lattico, \u201cavvelenandosi\u201d e risultando pi\u00f9 deboli.<br \/>\nDurante il corso degli anni, la ricerca ha dimostrato che l\u2019importanza dell\u2019acido lattico \u00e8 secondario all\u2019importanza che il pensiero ha in questo processo.<br \/>\nE\u2019 certamente vero che durante l\u2019esercizio fisico il muscolo si affatica, soprattutto in condizioni di caldo ambientale. Tuttavia in diversi studi si \u00e8 visto che spesso gli atleti si fermano perch\u00e9 sono convinti di \u201cnon portar continuare\u201d, indipendentemente dai valori fisiologici che dimostravano che l\u2019atleta aveva ancora riserve di energie fisiche disponibili.<br \/>\nAttualmente si hanno delle evidenze scientifiche che dimostrano che le prestazioni di resistenza sono limitate da fattori psicologici, piuttosto che da meccanismi fisiologici.<br \/>\nQuesta \u00e8 una scoperta importante che \u00e8 stata ampliata da un interessante corpo di ricerca che studia la fatica mentale. Questi studi utilizzavano computer o compiti di lettura che richiedevano uno sforzo cognitivo per indurre l&#8217;affaticamento mentale negli atleti prima di diversi tipi di esercizi.<br \/>\nGli atleti sottopostosti ad esercizi fisici, post affaticamento mentale, sono stati comparati con gruppi di controllo.<br \/>\nDa queste ricerche sono emerse dei dati interessanti circa la prestazioni fisiche dei soggetti coinvolti:<br \/>\n\u2022 L&#8217;affaticamento mentale diminuiva il tempo necessario all&#8217;esaurimento di circa 2 minuti (calo del 16% delle prestazioni);<br \/>\n\u2022 Gli atleti hanno pedalato all&#8217;80% della potenza massima per 12:34 (12 minuti e 34 secondi) nelle condizioni di controllo ma solo 10:40 quando affaticati mentalmente;<br \/>\n\u2022 L&#8217;affaticamento mentale diminuiva la potenza durante due turni di autoapprendimento di 10 minuti. Quando affaticati mentalmente, gli atleti producevano meno del 17,5% di potenza quando pedalavano a un ritmo abbastanza leggero e l&#8217;8% in meno di potenza a un ritmo duro;<br \/>\n\u2022 L&#8217;affaticamento mentale diminuiva il tempo di esaurimento in una contrazione sub massimale degli estensori del ginocchio di una media di 36 secondi (diminuzione del 13% delle prestazioni). Gli atleti sono stati in grado di mantenere la contrazione per 4:26 nelle condizioni di controllo ma solo 3:50 quando affaticati mentalmente;<br \/>\n\u2022 Un compito di lettura difficile ha compromesso le prestazioni della prova a cronometro di 5 km in media del 5,5% (1 minuto e 18 secondi). In media, gli atleti hanno impiegato 23:06 per eseguire 5 km nella condizione di controllo, rispetto a 24:24 nella condizione di difficolt\u00e0 di lettura.<\/p>\n<p>Nel complesso \u00e8 abbastanza chiaro che essere mentalmente affaticati \u00e8 dannoso per diversi tipi di prestazioni fisiche.<\/p>\n<p>Da queste evidenze scientifiche possiamo concludere che il lavoro sulla gestione delle energie mentali e sulle convizioni di efficacia in condizioni di fatica \u00e8 un allenamento fondamentale per ogni runners che vuole migliorare le proprie performance fisiche. Questo tipo di allenamento rientra nell\u2019ambito di intervento delle psicologo sportivo che con training specifici supporta gli atleti nella gestione mentale delle condizioni di fatica, permettendo agli atleti di non fermarsi prima del reale esaurimento dell\u2019energia a disposizione.<\/p>\n<p>Gladys Bounous<\/p>\n<p>Bibliografia:<\/p>\n<p>\u2022 Morales-Alamo et al; What limits performance during whole body incremental exercise to exhaustion in humans? Journal of Physiology 2015; 593(20), 4631-4648.<br \/>\n\u2022 Marcora, Staiano; The limit to exercise tolerance in humans: mind over muscle?European Journal of Applied Physiology 2010; 109 (4): 763-70<br \/>\n\u2022 Marcora et al; Mental fatigue impairs physical performance in humans. Journal of applied physiology 2009; 106(3), 857-864.<br \/>\n\u2022 Blanchfield et al; Talking yourself out of exhaustion: the effects of self-talk on endurance performance. Medicine &amp; Science in Sports &amp; Exercise; 46(5), 998-1007.<br \/>\n\u2022 Brownsberger et al. (2013). Impact of mental fatigue on self-paced exercise. Int. J. Sports Med. 34(12), pp.1029-36.<br \/>\n\u2022 Pageaux et al. (2013). Prolonged mental exertion does not alter neuromuscular function of the knee extensors. Med. Sci. Sports Exerc. 45(12), pp. 2254-64.<br \/>\n\u2022 Pageaux et al. (2014). Response inhibition impairs subsequent self-paced endurance performance. Eur. J. Appl. Physiol. 114(5), pp. 1095-105.<br \/>\n\u2022 Mosso (1891). La Fatica. Treves. Milano, Italy.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;14826&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;14835&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]La percezione di fatica: condizione fisica o mentale? Nella corsa di resistenza ci si chiede spesso quali sono i fattori che ci permettono di resistere pi\u00f9 a lungo e superare quel limite in cui sembra non esserci altra soluzione che fermarsi. 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